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Fase 2. Mascherine e distanza sociale. Come rispondere all'ansia e all'incertezza?

Ci siamo, è arrivato finalmente il momento in cui le rigide restrizioni dovute alla fase uno si ridurranno.  “Torneremo nuovamente a vivere” si legge da più parti, ci apprestiamo a riprendere in mano le nostre vite, le nostre abitudini, ma siamo certi che sarà davvero così?

Sarà necessario familiarizzare con il contesto che ci attende, forse in questo modo eviteremo un impatto troppo duro e il rischio di averne delle ripercussioni importanti sulla nostra salute e sul nostro benessere emotivo.

 

Fase2. A quali disposizioni sarà necessario attenersi per uscire dalla quarantena?

 

Con la Fase 2, e in assenza del vaccino, la differenza sostanziale rispetto alla fase precedente sarà la necessità di giocare questa preziosa battaglia per la nostra salute all'interno di un nuovo scenario, non più solo le mura di casa ma anche all'esterno delle nostre abitazioni.

Già nelle prime fasi dell’emergenza è stato centrale, oltre al temuto ed invisibile virus,   il ruolo della nostra mente:

“Lava bene le mani o verremo contagiati”;

“Ho la tosse, sarà di certo il coronavirus”;

"DI certo, il fattorino che ha consegnato la spesa non ha utilizzato mascherina e guanti, meglio buttarla via"

Questo è ciò che fa di continuo la nostra mente. Lo faceva prima della pandemia, lo fa adesso e lo farà per tutto il resto della nostra vita; e sarà qualcosa di estremamente normale e naturale.

Stiamo giocando una partita estremamente importante, e prima ancora che il virus, l’ avversario di questo match siamo noi e la nostra innata resistenza ai cambiamenti, non piacciono a noi e non piacciono soprattutto alla nostra mente. Il modo di stare in relazione, sia nei contesti professionali che in quelli socio-ricreativi ha subito profonde trasformazioni, noi italiani, e soprattutto siciliani, siamo la parte di popolazione che più risentirà di questo cambiamento. La spiccata gestualità e il contatto fisico, con le nuove disposizioni, subiranno profondi cambiamenti e questo sarà fonte di profondo stress. Questa condizione ci rende e ci renderà vulnerabili, riducendo la capacità di mantenere le distanze dai nostri pensieri e trattarli per quello che sono, e non per quello che sembrano essere.  Immaginate, La nostra mente produce in un solo individuo ed  in modo del tutto automatico circa 60.000 pensieri al giorno,  circa uno al secondo, il 95 per cento di essi descrive aspetti pericolosi delle nostre esperienze, giudizi critici verso noi stessi, verso il nostro passato e il nostro futuro.  Secondo uno studio, svolto dall’istituto Piepoli,  nel periodo di quarantena, 7italiani su 10 hanno fatto fatica a rispondere adeguatamente a questi pensieri, sviluppando una sintomatologia prevalentemente ansiosa.

Ognuno vi ha risposto come ha potuto, in alcuni casi efficacemente, facendo riferimento al supporto psicologico, in altri casi strutturando aree di confort che ci hanno offerto una dimensione di apparente sicurezza.  L’area di confort non è uno spazio fisico, come le mura di casa per esempio o la nostra camerata, è piuttosto l’insieme strategie e atteggiamenti che agiamo nel tentativo di fronteggiare la nostra sofferenza e i nostri pensieri mettendoci al riparo da essi.  

Rassicurazioni, ricerche su internet, azioni rigide guidate dalle regole della nostra mente, la rinuncia a svolgere certe attività anche se importanti oppure certe abitudini dannose, se eccessive, quali l’assunzione di alcol o cibo per sbarazzarci delle sensazioni ritenute dolorose o fastidiose.

Nonostante la grande fatica nel sostenere queste abitudini, continuiamo ad agirle, perché siamo intrappolati tra i pensieri catastrofici che ci ricordano “o lo fai o sarà terribile".

Fase 2. Siamo pronti? La ricerca di un nuovo equilibrio.

 

Nei quasi due mesi di quarantena ognuno di noi ha strutturato il suo nuovo spazio di vita, fatto non solo delle mura scelte per trascorrere questo periodo di privazione, ma anche dell’insieme di abitudini e compromessi che abbiamo scelto per trascorrere al meglio questo periodo: svago, modalità comunicative con il mondo esterno, attività lavorativa in modalità smart working, convivenze con altri membri del nucleo familiare, condivisione di spazi, e ogni altra elemento che ci ha accompagnato in questa esperienza. Uno spazio di vita che per molti è divenuto un’area di confort, ossia una dimensione che ci ha posti in una condizione protettiva verso l’incertezza e la paura che questo periodo ha portato con sé.

Non sappiamo ancora come sarà realmente vivere con le nuove restrizioni.

Svolgere la maggior parte delle attività indossando una mascherina, con una distanza di almeno un metro dall’essere umano più vicino, e in assenza della parte più ricca e preziosa delle emozioni, le espressioni facciali, faremo fatica a rincontrare gli amici e correremo ancora il rischio di essere contagiati dal virus.

Paura, vergogna, imbarazzo, frustrazione, incertezza e rabbia, tutto questo e tanto altro ci accompagnerà anche in questa nuova fase ed ognuno di noi la gestirà con le proprie risorse, e soprattutto la mente di ognuno di noi cercherà nuovamente di sbarazzarsi di questi vissuti promuovendo nuove zone di confort.

  

Gli esempi da offrirvi potrebbero essere parecchi, mi concentrerò solo su alcuni di loro, a mio avviso i più rappresentativi.

 

-      Cibo ed alcolici, come fuga dalle emozioni vissute più intensamente;

-      Rifiuto di tutte le occasioni in cui è stato possibile uscire da casa, per paura di contrarre il virus;

-      Adozione di estreme misure di pulizia e sanificazione di alimenti, ambienti e delle parti del corpo esposte al contagio;

-      Ricerca di continue rassicurazioni, circa sintomi fisici, rivolte spesso a specialisti o componenti del nucleo familiare;

-      Richieste, ai componenti del nucleo familiare, di adottare precise procedure di sanificazione degli spazi e del corpo;

 

Questi atteggiamenti sono spesso la diretta conseguenza del modo in cui la nostra mente descrive la realtà in cui viviamo: amplificandone gli aspetti pericolosi. Di conseguenza noi vi rispondiamo rimanendovi intrappolati, come se ciò che pensiamo fosse reale, come se pensando ad un pericolo esso debba necessariamente realizzarsi, come se le idee che la nostra mente fa su di noi e sul nostro valore corrispondessero al nostro reale valore.

Quando entriamo in lotta con le nostre emozioni, con i nostri pensieri o sensazioni, cercando di liberarcene, essi crescono, si amplificano, e diviene sempre più difficile sostenerne il peso. Ma possiamo sempre mollare la lotta, facendo spazio a tutto ciò che vorremmo non ci fosse, non perché sia bello soffrire ma perché è normale soffrire.

Una citazione di uno dei miei autori preferiti, Kelly Wilson, dice “la sofferenza è la nostra forma di connessione con il mondo”.  

 

 

Come gestire la fase 2.

Sarà possibile promuovere la salute nostra e quella dei nostri dei cari senza rinunciare a tutti quegli aspetti che rendono importante le nostre vite.

Fuori dalle mura di casa esistono numerosi aspetti, oltre al virus ed alle restrizioni, a cui possiamo dare valore anche in questo periodo:

 

-      Una relazione non sarò lo stesso in presenza di una mascherina, ma è comunque un modo per entrare in connessione, per ricevere e dare sostengo.

-      Una passeggiata al parco o la spesa al supermercato ci espongo al contagio, ma ci offrono anche l’opportunità di incontrare qualcuno che non vediamo da tempo, di fare attività fisica all’aperto.

 

Ognuna delle sensazioni che accompagnerà questi momenti avrà il diritto di esistere, e noi avremo l’opportunità di scegliere se concederci o no questo diritto. La scelta è ciò che realmente rende liberi gli uomini e non l’assenza o meno di restrizioni. La scelta di agire in modo responsabile piuttosto che esserne obbligati, la scelta di dare valore a qualcosa anche quando è reso difficile dalle nostre sensazioni, la scelta di assumere comportamenti cauti e di non correre rischi. Quando scegliamo di dare valore a questi aspetti è presente un costo, viviamo intense emozioni, entriamo in contatto con quella parte intollerante e paurosa della nostra mente che ci vorrebbe in casa. Ed a quel punto sarà disponibile una nuova scelta, lottare con questi pensieri e sensazioni, fuggire da essi richiudendoci in casa o evitando ogni circostanza, oppure fare spazio all’incertezza, alla vergogna ed all’imbarazzo mentre costruiamo, passo dopo passo un nuovo equilibrio e torniamo a dare alla nostra vita la possibilità di essere un luogo meraviglioso in cui vivere, consapevoli che non ha mai smesso di esserlo.

 

Andrà bene, si è vero, ma non accadrà per caso, accadrà perché noi faremo qualcosa che lo farà accadere, facendo spazio a qualsiasi cosa si presenterà dentro di noi piuttosto che combatterla, muovendoci in direzione di tutto ciò per cui realmente vale la pena sostenere queste difficoltà.

  

 

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