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Anche in presenza della disperazione possiamo coltivare la speranza.

Il nostro corpo è la dimensione in cui la nostra mente ci mette in contatto con le nostre sensazioni, le nostre emozioni, il nostro dolore. Questa esperienza è comune a tutti gli esseri umani e parte degli animali che popolano questo mondo. Il dolore, utilizzando le parole di un autore al quale sono molto legato è "la nostra forma di connessione con il mondo" (Kelly Wilson).  Proviamo dolore perché siamo in connessione con il mondo e con tutto ciò che avviene nel mondo e quindi nelle nostre vite.

Gli eventi, siano essi belli o brutti, hanno la capacità di favorire dei cambiamenti nei nostri corpi, cambiamenti che sperimentiamo attraverso le sensazioni e che chiamiamo emozioni.

A seguito della perdita di una persona a cui siamo stati legati, priviamo dolore, dopo aver raggiunto un traguardo siamo entusiasti o proviamo felicità. Questo è ciò che accade spesso ma anche in momenti in cui sarebbe normale provare gioia la nostra mente potrebbe trovare il modo e un motivo per farci provare altro:

immaginate una donna che sta salendo sull'altare per il suo matrimonio e nota dentro di sè l'entusiasmo per la possibilità di legare la propria vita all'uomo che ama. Tutti diamo per scontato che in quel momento si provi gioia, forse non tantissima ma comunque gioia. Immaginate, inoltre, che prima di raggiungere l'ultimo scalino la mente di quella donna le ricordi che purtroppo la mamma non è più con lei, non può assistere a quel momento perché è morta qualche mese fa.

Cosa potrebbe accadere dentro quella donna durante il momento più importante della sua vita?

Probabilmente dolore! Ed avrebbe diritto di esistere, proprio in quel momento.

Ciò che proviamo, in ogni istante della nostra vita, non sempre è legato a ciò che ci aspettiamo di provare.

Spesso veniamo agganciati dai nostri pensieri e questi producono lo stesso dolore che proveremmo se quel pensiero riguardasse un'esperienza reale, anche quando viviamo momenti in cui di quel pericolo o circostanze non esiste traccia.

Tornando a quella donna, cosa pensate debba fare dopo aver provato dolore? Rinunciare al matrimonio o proseguire?

La domanda è particolare ed ogni risposta non è scontata. Ognuno di noi potrebbe agire sulla base di numerosi fattori, ma esiste comunque una modalità che permette di vivere la vita a pieno, anche di fronte al dolore: agire in direzione di ciò che è importante, disponibili, in quell'esatto momento, anche se al nostro interno facciamo esperienza di qualcosa che vorremmo non avere, che rende difficile agire.

I valori sono quell'aspetto della vita per cui vale la pensa fare spazio al dolore piuttosto che combatterlo e per cui vale la pena agire comunque nonostante il dolore.

Se quella donna desse valore alle sue sensazioni è probabile che rinuncerebbe al suo matrimonio credendo che senza la madre non potrà mai essere felice come vorrebbe.

Non esiste una verità alternativa, non esistono verità ma direzioni verso cui possiamo muoverci coltivando la crescita, i valori, oppure la sicurezza, le nostre sensazioni.

Quando nella nostra vita subentra qualcosa di grande ed intenso come il dolore per un lutto, la disperazione o tutto ciò che provoca dolore, in quello stesso istante possiamo scegliere se mettere in stand-by la nostra vita rinunciando a ciò conta per noi oppure coltivare ANCHE qualcosa di diverso dalla disperazione, come la speranza, il coraggio, un valore, o ogni altro aspetto che renderebbe le nostre vite un bel posto dove vivere.

Per farlo non serve che cambi qualcosa dentro di noi, ma che si possa tornare ad agire all'esterno "come se dentro sentissi il coraggio o la speranza".

Ciò che crea vite felici non sono le sensazioni, ma il mondo in cui agiamo mentre facciamo esperienza di tutta l'intera gamma delle emozioni che la nostra mente, gli eventi, scelgono di farci provare.

Agire con coraggio non vuol dire non provare paura ma agire guidati da valori per cui vale la pena anche provare paura.

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