

Un battito accelerato. Una sensazione di fiato corto. Un giramento di testa. Un'improvvisa sensazione di calore o di irrealtà.
Sono sensazioni che possono comparire anche in condizioni normali o durante momenti di stress. Ma quando vengono interpretate come segnali di un pericolo imminente, possono generare rapidamente un'intensa risposta di paura.
“Sto per svenire.”
“Mi sta succedendo qualcosa al cuore.”
“Non riesco a respirare.”
“Sto perdendo il controllo.”
In pochi istanti l'allarme aumenta e le sensazioni fisiche diventano ancorapiù intense.
Questa esperienza può essere un attacco di panico.
Sono il Dott. Salvatore torregrossa, psicologo psicoterapeuta aCaltanissetta e San Cataldo, e mi occupo anche di difficoltà legate all'ansia e agli attacchi di panico attraverso un approccio basato sulla TerapiaACT (Acceptance and Commitment Therapy).
Un attacco di panico è un episodio improvviso caratterizzato da un'intensa paura o da un forte disagio, accompagnato da una serie di sensazioni fisiche e psicologiche.
Durante un episodio possono comparire:
· palpitazionio aumento del battito cardiaco;
· sudorazionee tremori;
· sensazione di mancanza d'aria o difficoltà a respirare;
· senso di oppressione o fastidio al petto;
· nausea o disturbi allo stomaco;
· vertigini, instabilità o sensazione di svenimento;
· brividio vampate di calore;
· formicoliio sensazioni di torpore;
· sensazionedi irrealtà o di essere distaccati da sé stessi;
· pauradi perdere il controllo o di impazzire;
· pauradi morire.
La caratteristica più difficile da comprendere è che l'intensità delle sensazioni può essere molto elevata anche quando non esiste un pericolo reale.
Per questo un attacco di panico può essere vissuto come un'esperienza estremamente drammatica.
Il nostro organismo possiede un sistema di allarme che si attiva quando percepisce una minaccia.
Questo sistema non reagisce soltanto a ciò che sta accadendo realmente in quel momento. Può attivarsi anche in risposta a un pensiero, a una previsione o all'interpretazione di una sensazione corporea.
Immagina di essere seduto tranquillamente e di percepire improvvisamente il cuorebattere un po' più velocemente.
La sensazione, di per sé, potrebbe essere del tutto innocua.
Ma se la mente la interpreta come:
“C'è qualcosa che non va.”
può aumentare lo stato di allerta.
L'aumento dell'ansia produce a sua volta nuove sensazioni fisiche.
Il cuore accelera ancora.
Il respiro cambia.
La tensione aumenta.
E la mente può interpretare tutto questo come una conferma del pericolo:
“Lo sapevo. Sta succedendo davvero qualcosa.”
Si crea così un circolo che può alimentarsi rapidamente.
Sensazione fisica → interpretazione catastrofica → paura → aumentodelle sensazioni fisiche → ulteriore interpretazione di pericolo
Il problema, quindi, non è necessariamente la sensazione iniziale.
È anche il significato che le viene attribuito.
Un attacco di panico può lasciare una forte impressione.
Dopo aver vissuto un'esperienza così intensa, è comprensibile iniziare achiedersi:
“E se succedesse di nuovo?”
La paura non riguarda più soltanto ciò che è appena accaduto.
Può diventare la paura stessa di avere un altro attacco.
La persona può iniziare a controllare continuamente il proprio corpo alla ricerca di segnali premonitori, evitare situazioni considerate rischiose oppure organizzare le proprie giornate in modo da avere sempre qualcuno vicino.
Può anche iniziare a evitare attività perfettamente normali:
· fareattività fisica;
· berecaffè;
· guidare;
· utilizzareascensori;
· andareal supermercato;
· starein luoghi affollati;
· viaggiare;
· uscireda soli;
· allontanarsida casa.
Gradualmente, la paura di avere un attacco può diventare più limitantedell'attacco stesso.
Un singolo attacco di panico non significa necessariamente avere un disturbodi panico.
La difficoltà può diventare persistente quando, dopo gli episodi, compare una preoccupazione continua di avere nuovi attacchi e la persona modifica il proprio comportamento per cercare di prevenirli o gestirli.
Può iniziare a chiedersi continuamente:
“Dove sono?”
“Quanto sono lontano da casa?”
“Se mi sento male, chi può aiutarmi?”
“C'è un ospedale vicino?”
“Posso uscire da questo luogo facilmente?”
“E se mi viene un attacco mentre sono da solo?”
La vita può iniziare a essere organizzata non sulla base di ciò che sidesidera fare, ma sulla base della necessità di non provare nuovamentequella paura.
Quando si teme un nuovo attacco, è naturale cercare di proteggersi.
Alcune strategie possono dare un sollievo immediato, ma nel tempo possono contribuire a mantenere il problema.
Si evitano luoghi, situazioni o attività considerate potenzialmente pericolose.
“Non vado al supermercato perché potrei avere un attacco.”
“Non prendo l'ascensore.”
“Non guido da solo.”
Si possono monitorare battito cardiaco, respirazione, pressione, sensazioni fisiche o qualsiasi piccolo cambiamento percepito nel corpo.
L'obiettivo è accorgersi in anticipo dell'arrivo del panico.
Ma più attenzione viene rivolta al corpo, più facilmente vengono notate sensazioni che altrimenti passerebbero inosservate.
Si può chiedere continuamente a familiari o persone di fiducia:
“Mi vedi pallido?”
“Secondo te sto bene?”
“Il mio cuore batte normalmente?”
Oppure si possono cercare informazioni su internet per essere certi che isintomi non siano pericolosi.
Si possono eliminare caffè, attività fisica, viaggi o altre attività nella convinzione che possano provocare un attacco.
Tutte queste strategie hanno una cosa in comune: cercano di impedireche il panico accada.
Ed è proprio questo che può mantenere la paura.
Quando abbiamo paura di una sensazione, tendiamo naturalmente a cercare di eliminarla.
Ma più cerchiamo di controllare ogni sensazione, pensiero o segnale del corpo, più diventiamo sensibili alla sua presenza.
È un po' come cercare continuamente di controllare se stiamo respirando nel modo giusto: invece di respirare automaticamente, iniziamo a prestare attenzione a ogni singolo respiro.
Nel panico può accadere qualcosa di simile:
Più cerco di assicurarmi che l'attacco non arrivi, più controllo il mio corpo e l'ambiente.
Più controllo, più noto sensazioni e segnali.
Più noto segnali, più temo che stia arrivando un attacco.
E il ciclo ricomincia.
La Terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy) proponeun modo diverso di rapportarsi alle esperienze interne.
L'obiettivo non è imparare a controllare perfettamente il corpo o fare inmodo che non si provi mai più ansia.
È imparare a non lasciare che la paura determini continuamente ciòche possiamo o non possiamo fare.
Nel percorso terapeutico si può lavorare, gradualmente, sulla capacità di:
· riconoscere le sensazioni corporee senza interpretarle automaticamente come segnali di pericolo;
· osservarei pensieri catastrofici senza doverli trasformare immediatamente in fatti;
· sviluppare una maggiore disponibilità a sperimentare sensazioni di ansia e disagio;
· ridurre la dipendenza da evitamento, controllo e rassicurazioni;
· distingueretra ciò che la mente anticipa e ciò che sta realmente accadendo;
· tornare progressivamente alle attività che sono importanti per la propria vita.
Una delle trappole del panico è pensare:
“Tornerò a fare quella cosa quando sarò sicuro che non avrò unattacco.”
Ma la certezza assoluta non è qualcosa che possiamo ottenere.
Il percorso può invece aiutarti a sviluppare una maggiore fiducia nella tuacapacità di affrontare ciò che accade, anche quando non puoi avere lagaranzia che l'ansia non si presenterà.
Questo permette di spostare gradualmente l'attenzione dalla domanda:
“Come faccio a non avere un attacco?”
alla domanda:
“Che cosa voglio poter fare, anche se in questo momento provopaura?”
È un cambiamento importante: dalla lotta contro l'esperienza allapossibilità di tornare a vivere secondo ciò che per te conta.
Può essere utile rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta quando gliattacchi di panico o la paura di averne uno:
· si ripetono nel tempo;
· ti portano a evitare luoghi o situazioni;
· ti fanno controllare continuamente il tuo corpo;
· ti spingono a cercare costantemente rassicurazioni;
· limitano il lavoro, lo studio o la vita sociale;
· ti impediscono di viaggiare, guidare o uscire da solo;
· ti portano a modificare significativamente le tue abitudini;
· fanno sì che la tua vita sia organizzata intorno alla possibilità di avere un nuovo attacco.
Non è necessario aspettare che il panico abbia limitato profondamente la tuavita per chiedere aiuto.
Un attacco di panico può farti sentire improvvisamente vulnerabile e fuori controllo.
Con il tempo, però, può diventare soprattutto la paura di ciò chepotrebbe succedere a determinare le tue scelte.
Un percorso psico-terapeutico può aiutarti a comprendere il funzionamento delpanico e a sviluppare un rapporto diverso con le sensazioni, i pensieri e lapaura, così da recuperare progressivamente maggiore libertà nella tua vita.
Se gli attacchi di panico o la paura di averne uno stanno condizionando la tua quotidianità, possiamo parlarne insieme e capire se un percorso psicologico può aiutarti.
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