Il modello ACT – Acceptance and Commitment Therapy

L’   ACT   rappresenta   oggi   l’evoluzione   naturale   del   tradizionale   approccio   cognitivo comportamentale.   Rientra   tra   le   forme   di   terapia   definite   della   terza   onda  cognitivo- comportamentale. E’ fondata sui principi dell' Applied Behavior Analysis (ABA) sui recenti studi sul comportamento governato da regole (Ruled Governed Behavior) e sulla Relational Frame Theory  (RFT).  Da una parte applica e fa propri i principi el comportamentismo classico dell’ analisi   e   modificazione   del   comportamento,   dall’altra   contribusce   ad   arricchire   questa impostazione   attraverso   l’integrazione   di   una   spiegazione   del   comportamento   umano elaborato dall’ RFT. Secondo tale corrente, alcuni processi di natura squisitamente verbale, e legata a processi mentali (pensieri, immagini, ricordi, sensazioni, emozioni), possono arrivare a condizionare le nostre risposte comportamentali, anche se riguardano aspetti e circostanza che l’individuo non ha mai sperimentato concretamente, aspetti futuri che non sono ancora accaduti e di cui non si ha la certezza possano accadere. La ricerca sperimentale alla base dell’approccio   ha   dimostrato   che   il   linguaggio   può   trasformare   potenzialmente   qualsiasi evento (interno ed esterno) in una fonte di disagio e sofferenza ingrado di condizionare le nostre scelte e comportamenti e quindi il nostro benessere.  Secondo la filosofia della scienza che sta alla base dell’ ACT, il   contestualismo funzionale , nessun comportamento può essere compreso senza un’attenta analisi del contesto in cui si presenta. Con il termine contesto non si fa riferimento esclusivamente a quello fisico ed esterno (sociale, fisico, biologico, storico culturale) ma anche e sorpattutto a quello interno all’individuo (pensieri, ricordi, condizioni e sensaizoni fisiche, emozioni). Ad esempio, andare a lavoro in pantaloncini non ha lo stesso significato se il mio lavoro consiste nel distribuire bibite all’interno di un chiosco piuttosto che esser impiegato all’interno di un importante istituto finanziario. In questo caso è il contesto lavorativo a determinare il significato e la funzioni dei nostri comportamenti. Un  altro esempio può rendere ancora  più chiaro  il concetto.  Immaginiamo di notare,  nel nostro petto, un’intensa tachicardia mista ad un leggero affanno. In quali dei contesti che sto per elencare questa sensazione fisica potrebbe suscitare maggiore allarme?

1. Abbiamo appena percorso una rampa di 100 scalini e cerchiamo le chiavi per entrare in casa; 

2. Siamo sull’ascensore e all’improvviso la ragazza dei nostro sogni chiede di aspettarla per salire con noi in ascensore; 

3. Siamo seduti sul divano e stiamo cercando di prendere sonno;

Potrei provare ad anticipare la vostra risposta ed avere successo con una grande probabilità, la numero 3. Quest’ultimo esempio permette di descrivere in modo ancora più concreto il ruolo del contesto nel determinare la funzione ed il significato di quanto accade attorno a noi, dentro di noi. Lo scopo dell’ Act non è quello di modificare o controllare l’esperienza interna della persona quanto favorire uno stato di flessibilità cognitiva , un atteggiamento mentale che favorisce   la   possibilità   di   agire   concretamente   in   linea   con   i   propri   valori   ed   obiettivi nonostante i vincoli della nostra mente, ossia l’insieme di strategie e atteggiamenti con cui ogni individuo tenta di esercitare un controllo attivo su tutto quello che ritiene difficile gestire (pensieri negativi sul futuro, emozioni intense, sensazioni, ricordi). La flessibilità cognitiva, finalità principale di un percorso di terapia ACT, mira ad allenare la capacità degli individui ad agire concretamete, in sintomia con i propri valori ed obiettivi, nei limiti di quanto il contesto esterno ci offre in quel preciso momento, valorizzando prevalentemente la dimensione del fare   anche   se   dentro   di   noi   sono   presenti   vissuti,   emozioni,   pensieri   diversi   da   come vorremmo, rinunciando in quel preciso momento ad agire ogni tentativo di controllo o di​evitamento, lasciando piuttosto che tutto quello che emerge, momento per momento, possa anch’esso avere spazio nella nostra vita, non perchè sia bello soffrire o stare male ma perchè il dolore, la sofferenza, le caratteristiche non proprio piacevole di certe emozini e sensazioni non sono nel nostro controllo ma fanno parte della vita, per noi così come per ogni altro essere umano al mondo. La flessibilità psicologica che persegue l’ ACT è frutto di un processo in cui il terapeuta “allena” la persona a sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti della propria esperienza interna  e lo fa  attraverso   tecniche e processi specifici quali la mindfulness, metafore, storie ed esercizi esperienziali

La mindfulness è una tecnica dalla antiche radici orientali, negli anni è stata svincolata dai caratteri ed aspetti di natura religiosa che ne contraddistinguono le orgini e proposta in modo molto efficace nei contesti clinici di cura del disagio psicologico. Questa particolare tecnica guida la persona a prestare attenzione al contenuto della nostra mente, alle nostre sensazioni, alle   nostre   emozioni,   senza   esserne   catturato,   assumendo   invece   un   atteggiamento   più flessibile, curioso, che ci permetta di “stare” con quelle stesse sensazioni piuttosto che fuggire. Uno degli aspetti più rilevaanti di questa pratica riguarda la capacità di dirigere, ampliare, o focalizzare consapevolmente l’attenzione non solo sui contenuti del nostro vissuto interno che ci creano disagio, questo è quello che per natura siamo tentati a fare, quanto piuttosto su tutto quello che è presente, sia esso un suono, un odore, il contatto con un tessuto. Attraverso tali tecniche si impara a guardare al proprio dolore, piuttosto che vedere il mondo attraverso di esso; si può comprendere che ci sono molte altre cose da fare nel momento presente, oltre a cercare di regolare i propri contenuti psicologici. 

In questo caso rispondiamo alla domanda: oltre a questo pensiero, oltre a questa sensazione, cos’altro è resente attorno a te? 

Allenando la pratica della   consapevolezza  e imparando a prestare attenzione a quello che emerge dalal nostra esperienza interna, momento dopo momento, la persona sviluppa una nuova e più funzionale capacità di gestione di qualsiasi aspetto e contneuto mentale che prima geenrava disagio e sofferenza. Non vuol dire cancellare I pensieri dalla nostra mente, nessuno mai potrà farlo, vuol dire piuttosto sviluppare un atteggiamento diverso nei confronti delle stesse cose. 

Così recitava Proust

                                “ Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi ”. 

Le metafore , cosi come le storie e gli esercizi esperienziali, hanno invece il compito di guidare la persona ad assumere, attivamente (scoperta guidata), un nuovo punto di vista rispetto agli eventi e alle circostanze che prima hanno generato disagio. Nel modello clinico dell’ ACT le metafore hanno principalmente la funzione di facilitare il processo di “ cambiamento della funzione stimolo ” attraverso cui determinate circostanze, siano essi della nostra esperienza interna (emozioni, sensazioni, pensieri) o  esterna (eventi, oggetti, relazioni) assumono a volte un significato diverso e poco funzionale rispetto ai nostri scopi. In questo caso il cane con cui prima   giocavamo   tranquillamente,   dopo   l’aggressione   ha   modificato   la   sua   funzione   o significato per la persona che da quel momento in poi inizierà ad evitarlo.

Alcuni esempi di metafore utilizzate in ambito clinico 

Una   delle   metafore   che   più   rappresenta   il   processo   di   cambiamento  esercitato   dalla mindfulness è la metafora della buca

“Quando ci troviamo all’interno di una buca e vogliamo uscirne, la cosa più utile che possiamo fare, all’inizio, è smettere di scavare”. Questa   metafora   spiega   il   ruolo   del   pensiero   quando   trascorriamo   le   nostre   giornate   a rimuginare sui fatti che sono accaduti in passato (Perché? E se? Ma forse? Chissà ?) piuttosto che vivere concretamente nel presente. 

Oppure ancora, la metafora dell’autobus

“Vivere la vita è come essere alla guida di un pulmino che di tanto in tanto deve fare delle fermate per far salire dei passeggeri, alcune volte salgono pensieri negativi, altre sensazioni molto intense, altre volte ancora tornano a trovarci i ricordi del passato che abbiamo provato a cancellare. Ognuno di loro occupa i posti in fondo al pulmino, non stanno li tranquilli ma si agitano,   fanno   chiasso   e   disturbano   gli   altri   passeggeri.   Mentre   sono   alla   guida   del   mio pulmino   posso   scegliere,   fermarmi   per   discutere   con   loro,   invano,   del   perché   si   stiano comportamento in quel modo e tentare di dissuaderli, oppure proseguire a guidare il mio pulmino fino alla meta.” 

In questo caso si tenta di far comprendere che ogni qualvolta nella nostra mente facciamo esperienza di circostanze non  proprio  piacevoli,  abbiamo spesso  la  tendenza  a discuterli, controllarli, evitarli. In questo modo, l’unico risultato che otteniamo è fermare il mezzo, cioè rinunciare ad agire in modo efficace verso i nostri obiettivi.

Metafora del fiume.

“Immaginiamo il corso di un fiume. Su di esso scorre limpida e fresca l’acqua delle montagne, a volte però vi scorrono anche i resti di qualche albero, delle foglie, i cadaveri di qualche pesce o qualche insetto dagli aculei terribili. Nonostante ciò, quel fiume è sempre li, è sempre lo stesso corso d’acqua. Non saranno né l’acqua che vi scorre, né gli insetti o le foglie che ogni tanto passano a definire chi è quel fiume, né a scegliere per conto del fiume se essere di acqua dolce o salata per esempio.” 

Questa metafora descrive un concetto molto importante nell’ambito della terapia ACT che non siamo i nostri pensieri, le nostre sensazioni. Nonostante queste animino la nostra mente noni rimaniamo sempre la stessa persona, e niente di quello che vediamo scorrere ha il potere di scegliere per noi.

​I sei processi della flessibilità cognitiva, il modello dell’esagono.

L’ACT mira a raggiungere la dimensione di flessibiltià psicologica agendo tramite sei processi fondamentali descritti e raggruppati all’interno di un modello grafico definito Hexafelx. 

Defusione 

Rapportarti ai tuoi pensieri in modo nuovo, così che abbiano un impatto e un’influenza molto minori su di te. Man mano che imparerai a praticare la defusione dai pensieri dolorosi e spiacevoli, essi perderanno la capacità di spaventarti, disturbarti, preoccuparti, stressarti o deprimerti. E man mano che imparerai a praticare la defusione dai pensieri inutili, come le convinzioni che ti limitano e l’autocritica feroce, essi avranno molta meno influenza sul tuo comportamento. 

Accettazione 

Fare spazio alle tue emozioni e alle tue sensazioni spiacevoli anziché cercare di reprimerle o di allontanarle. Aprendoti e dando spazio a queste emozioni, scoprirai che ti danno molto meno fastidio e che «fluiscono» molto più rapidamente, invece di «trattenersi» e disturbarti. (Il​nome ufficiale di questo principio nell’ACT è «accettazione». L’ho cambiato perché la parola «accettazione» ha molti significati diversi e viene spesso fraintesa.) 

Momento presente 

Connetterti completamente con qualunque cosa ti stia succedendo proprio qui e in questo momento; concentrarti e impegnarti in ciò stai facendo o vivendo. Invece di indugiare sul passato o preoccuparti del futuro, sei profondamente connesso con il momento presente. 

Sé come contesto 

Un aspetto potente della mente, che fino a oggi è stato ampiamente ignorato dalla psicologia occidentale. Conoscendo questa parte di te, trasformerai ulteriormente il tuo rapporto con i pensieri e le emozioni difficili. 

Valori 

Agire alla luce dei tuoi valori ed entrare in contatto con essi è un passo essenziale per dare significato alla tua vita. I tuoi valori sono il riflesso di ciò che è importante per te, nel profondo del tuo cuore: che tipo di persona vuoi essere, che cosa ha valore e significato per te e per cosa vuoi impegnarti in questa vita. I valori tracciano la direzione della tua esistenza e ti motivano a realizzare cambiamenti importanti. 

Azione impegnata 

Una vita ricca e significativa si crea attraverso l’azione. Ma non un’azione qualsiasi; ci vuole un’azione efficace, guidata e motivata dai propri valori. E, in particolare, si crea attraverso un’azione impegnata: un’azione che ripeti e ripeti, senza badare a quante volte sbagli o vai fuori strada.

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