La mente Simpatica

La Mente Simpatica è uno spazio digitale in cui ho scelto di condividere alcuni spunti e riflessioni rispetto ad argomenti e concetti rilevanti nel contesto clinico e psicologico. Il termine  simpatica non si riferisce alla capacità della nostra mente di essere ironica o suscitare un sorriso, quanto alla sua predisposizione a cogliere dall’ ambiente ogni possibile segno di pericolo e metterci nelle condizioni di poterlo gestire al meglio, nella maggior parte dei casi evitandolo con la fuga. Proverò ad utilizzare un linguaggio poco tecnico ma no per questo rinuncerò a quelle sfumature di scientificità che ritengo debbano sempre essere al centro di ogni argomentazione in ambito psicologico, non sono le opinioni, infatti, che dovrebbero guidare gli interventi del clinico o dello psicoterapeuta quanto le certezze che solo la medicina e nello specifico le neuroscienze possono garantire.

Il ruolo delle risposte derivate nel favorire il disagio psicologico!

La capacità verbale di derivare nuove risposte sulle esperienze che viviamo quotidianamente (risposta relazionale derivata) è tra gli aspetti del modello ACT (e quindi RFT) e dell'intera cognizione umana tra i più complessi e allo stesso tempo affascinanti.

Con l’evoluzione della specie e la comparsa dell’ Homo Sapiens assieme alle sue competenze linguistiche, uniche nel regno animale, gli esseri umani hanno realizzato un salto evolutivo significativo e rivoluzionario. Grazie al linguaggio e alle conseguenti competenze simboliche, abbiamo imparato a rispondere in modo nuovo e creativo agli stimoli ed alle circostanze con cui entriamo in contatto, modificando il nostro repertorio e promuovendo soluzioni di adattamento all’ambiente sempre più efficaci. Siamo in grado di farlo non solo attraverso l’esperienza diretta o l’osservazione di modelli, ma anche e soprattutto in modo indiretto attraverso la manipolazione linguistica delle relazioni verbali tra gli eventi. Questo aspetto è ciò che rende le nostre competenze linguistiche qualcosa di unico e straordinario: sperimentiamo nuove reazioni, significati e funzioni, non esclusivamente sulla base delle proprietà fisiche ma anche e soprattutto le caratteristiche simboliche degli stimoli con cui siamo chiamati ad interagire.  

In chiave RFT, il cuore del linguaggio umano e della cognizione risiede nella capacità di ciascun individuo, appresa all’interno della comunità̀ verbale di riferimento, di “rispondere a relazioni simboliche tra eventi stimolo” sotto il controllo di specifiche convenzioni sociali stabilite all’interno di un dato contesto di interazione (stimoli contestuali target) e di derivare nuove relazioni tra stimoli in funzione della loro partecipazione al medesimo controllo contestuale. Attraverso il processo di framing gli stimoli sono messi in relazione dal contesto cui si risponde e lo stimolo contestuale definisce il tipo di relazione in cui si trovano gli stimoli e a cui rispondiamo. Secondo Hayes esistono diversi “frame di relazione o relational frame”, mantenuti da ciascuna comunità verbale: coordinamento, opposizione, distinzione, confronto, gerarchici, deittici.  

Per fare esempi banali se ci spiegano che Maurizio è più alto di Michele, e che Michele è più alto di Luigi, la relazione fra Maurizio e Luigi emerge immediatamente dentro di noi, la “derivamo”, favorendo la scelta di uno dei due per aiutarci a prendere un oggetto posto in alto su uno scaffale.  

L’aspetto sorprendente di tale capacità risiede, anche, nel fatto che tale abilità di derivare nuove risposte e relazioni può avvenire anche in maniera improvvisa ed in assenza di uno specifico allenamento o training. Tra le funzioni stimolo del linguaggio (e quindi dei pensieri) vi è anche il processo di fusione attraverso il quale la nostra visione del mondo è guidata e influenzata dalla nostra esperienza interna: se lo penso, accadrà, se lo penso vuol dire che è vero, ciò che penso di me corrisponde alla realtà. Mentre esempi come quello appeno citato mettono in evidente il carattere funzionale di tali derivazioni, in altre circostanze (tra cui le esperienze riportate dai nostri pazienti) il carattere di tali derivazioni potrebbe avere l’effetto dire stringere notevolmente il loro repertorio comportamentale e ridurre la qualità di vita:

 

Immaginate una circostanza in cui un soggetto viva in un ambiente in cui è disponibile la convinzione che i germi siano in relazione diretta con l’evenienza di ammalarsi (causa effetto). Immaginate anche che qualcuno vi dica cdi essere appena stato in un bagno pubblico sporco e pieno di germi, magari attraverso la battuta: “Il virus ebola era sulla tavoletta che mi salutava”.

Grazie alle caratteristiche simboliche e relazionali del linguaggio, quella persona potrebbe sviluppare la convinzione che i bagni siano anch’essi in una relazione causale con le malattie.

E da quel momento in poi evitare di entrare nei bagni pubblici. Quest’ultima circostanza è il risultato di una risposta relazionale derivata, e quindi del “cambiamento di funzione stimolo” dei bagni (o meglio della parola bagno) che passa da luogo di sollievo igienico personale a luogo di rischio e pericolo, senza che il soggetto abbia avuto bisogno di verificarlo ed ampliando tale circostanza a tutta la categoria dei bagni pubblici(generalizzazione).

Un’altra delle caratteristiche di tale atteggiamento è quello di rendere il nostro repertorio insensibile alle contingenze fisiche, anche quando un comportamento alternativo potrebbe avere o dare dei vantaggi obiettivi al soggetto che li sperimenta: rinunciare ad utilizzare il bagno pubblico a pochi metri di distanza scegliendo di tornare in casa a chilometri di distanza e perdere l’occasione di un importante colloquio di lavoro. Il linguaggio ci ha offerto un grandissimo vantaggio in merito all’adattamento all’ambiente e quindi la sopravvivenza, ma lo stesso vantaggio, a volte, determina un grosso limite, soprattutto quando le nostre visioni del mondo sono estremamente rigide e guidano il nostro comportamento esclusivamente in base al contenuto dei nostri pensieri o regole e non anche in funzione di ciò che realmente esiste nel mondo fisico.

Molte forme di sofferenza psicologica sono proprio il risultato di tale rigidità, molte persone soffrono di pericoli e limiti che esistono solo tra i loro pensieri e non nel mondo fisico.

BIbliografia 

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