

Ci sono momenti in cui tutti possiamo sentirci in difficoltà. Possiamo provare ansia, tristezza, rabbia, paura, solitudine o sentircisopraffatti da pensieri che sembrano non lasciarci tregua.
Vivere queste esperienze non significa necessariamente avere un disturbopsicologico.
La sofferenza fa parte della vita.
Può comparire dopo una perdita, una separazione, un cambiamento importante,una difficoltà lavorativa, un periodo di forte stress o anche in momenti in cuinon riusciamo a individuare una causa precisa.
La questione diventa diversa quando il disagio diventa persistente, intensoo difficile da gestire e inizia a limitare ciò che per noi è importante.
Quando diventa difficile studiare, lavorare, mantenere relazioni, prendersicura di sé o dedicarsi alle attività che prima avevano valore, può essere utilefermarsi e chiedere aiuto.
Sono il Dott. Salvatore Torregrossa, psicologo psicoterapeuta a Caltanissetta e San Cataldo, e mi occupo di difficoltà psicologiche legate, tra le altre, all'ansia, all'umore e al modo in cui affrontiamo le emozioni, attraverso un approccio basato sulla Terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy).
Essere preoccupati prima di un esame.
Sentire dolore dopo la fine di una relazione.
Avere paura prima di una visita medica.
Sentire tristezza dopo una perdita.
Arrabbiarsi quando qualcosa non va come vorremmo.
Sono esperienze umane.
Non è la semplice presenza di un'emozione a determinare che qualcosa nonfunzioni.
È importante considerare quanto è intensa e persistentel'esperienza, quanto interferisce con la vita quotidiana e quanto limita lapossibilità di fare ciò che per noi è importante. Una persona può, per esempio, provare ansia senza avere un disturbo d'ansia.
La stessa ansia, però, può diventare un problema quando portaprogressivamente a evitare situazioni, rinunciare a opportunità, isolarsi ovivere costantemente nel tentativo di controllare ciò che si prova.
Un segnale importante non è soltanto quanto stai soffrendo,ma anche quanto spazio la sofferenza sta occupando nella tua vita.
Può diventare difficile:
· andareal lavoro o concentrarsi sulle proprie attività;
· studiareo affrontare gli impegni quotidiani;
· mantenererelazioni significative;
· usciree partecipare alla vita sociale;
· prendersicura di sé;
· dormireo riposare adeguatamente;
· dedicarsialle attività che prima davano soddisfazione;
· prenderedecisioni senza essere continuamente guidati dalla paura o dal disagio.
A volte la persona inizia progressivamente a costruire la propria vitaintorno a ciò che vuole evitare.
“Non vado perché potrei stare male.”
“Non affronto questa situazione perché non riuscirei a gestirla.”
“Prima devo stare meglio, poi potrò ricominciare.”
E così, nel tentativo di proteggersi dalla sofferenza, il proprio spazio divita può diventare sempre più piccolo.
Quando stiamo male è naturale desiderare che quella sensazione finisca.
Vorremmo eliminare l'ansia.
Smettere di pensare.
Non sentire più tristezza.
Non avere più paura.
Controllare la rabbia.
Sentirci finalmente tranquilli.
È comprensibile.
Ma alcune esperienze interne non possono essere controllate direttamentecome possiamo controllare un comportamento o una scelta.
Possiamo cercare di evitare un'emozione, distrarci, controllare i pensieri,chiedere rassicurazioni, analizzare continuamente ciò che sentiamo.
A volte queste strategie funzionano nel breve periodo.
Il problema può emergere quando diventano l'unico modo attraversocui cerchiamo di stare bene.
Immagina di sentire una forte ansia prima di una situazione importante.
La mente può suggerire:
“Devo calmarmi prima di poter affrontare questa situazione.”
Cominci allora a controllare come ti senti.
“Il battito è ancora troppo veloce?”
“Sto diventando più ansioso?”
“E se non riuscissi a gestirlo?”
Più controlli l'ansia, più la tua attenzione rimane concentrata su di essa.
E più la osservi, più può sembrare presente e minacciosa. Può nascere così un circolo:
Disagio → tentativo di controllarlo → maggiore attenzione al disagio→ ulteriore allarme → nuovo tentativo di controllo
Questo meccanismo può assumere forme diverse.
Può essere l' evitamento nelle persone che soffrono di ansia sociale, il controllo del corpo nell'ansia per la salute, la ricerca di rassicurazioni nel disturbo ossessivo-compulsivo o il tentativo di controllare continuamente i propri pensieri nella preoccupazione persistente.
Il comportamento cambia, ma il meccanismo può essere simile:
“Devo liberarmi di questa esperienza prima di poter tornare avivere.”
La nostra mente produce continuamente pensieri, immagini, ricordi,previsioni e interpretazioni.
Alcuni sono utili.
Altri sono dolorosi, ripetitivi o apparentemente assurdi.
“Non ce la farò.”
“Andrà sicuramente male.”
“Gli altri penseranno male di me.”
“Non dovrei sentirmi così.”
“Devo smettere di pensarci.”
Il fatto che un pensiero compaia nella nostra mente non significa che siavero, utile o che debba necessariamente guidare il nostro comportamento.
Un pensiero è un evento mentale.
Possiamo imparare a osservarlo senza doverlo combattere e senza doverlo trasformare immediatamente in qualcosa da risolvere.
La mente umana ha una straordinaria capacità: possiamo ricordare il passato, immaginare il futuro, prevedere conseguenze e attribuire significati a ciò che accade. Questa capacità ci permette di organizzare la nostra vita. Ma può anche portarci a soffrire per qualcosa che non sta accadendo nel momento presente.
Possiamo rivivere continuamente una conversazione avvenuta ieri.
Possiamo immaginare decine di scenari negativi per il futuro.
Possiamo giudicarci per qualcosa che abbiamo fatto anni fa.
Possiamo trasformare una difficoltà in una definizione di noi stessi:
“Sono fatto così.”
“Sono una persona fragile.”
“Non sono capace.”
“Non riuscirò mai a stare bene.”
Il problema, quindi, non è soltanto ciò che accade dentro di noi, ma anche ilrapporto che sviluppiamo con ciò che accade.
Nell'approccio ACT, accettazione non significa rassegnazione. Non significa dire:
“Devo tenermi questo problema e non posso farci niente.”
Significa imparare a fare spazio alle esperienze interne che non possiamoeliminare immediatamente, senza permettere che siano loro a determinarecontinuamente le nostre scelte.
Posso provare ansia e, allo stesso tempo, fare qualcosa che per me èimportante.
Posso sentire tristezza e continuare a prendermi cura di una relazione.
Posso avere un pensiero doloroso senza doverlo risolvere.
Posso sentire paura senza necessariamente evitare ciò che conta.
Questa possibilità di agire anche in presenza di emozioni e pensieridifficili è uno degli aspetti centrali della flessibilità psicologica.
Una delle trappole più comuni è aspettare di sentirsi finalmente bene perricominciare a fare ciò che conta.
“Quando l'ansia passerà, uscirò.”
“Quando smetterò di essere triste, tornerò a vedere gli amici.”
“Quando avrò più fiducia in me stesso, proverò a fare quella cosa.”
Ma se aspettiamo che ogni emozione difficile scompaia prima di agire,rischiamo di mettere la nostra vita in pausa.
Un percorso psicologico può aiutare a costruire una relazione diversa con lapropria esperienza interna e a recuperare gradualmente la possibilità discegliere come vivere, anche quando non tutto ciò che sentiamo è piacevole.
La psicoterapia non consiste necessariamente nel cercare di eliminare ogni emozione negativa. Può significare anche comprendere che cosa sta accadendo, quali strategie stai utilizzando per affrontarlo e quali conseguenze stanno avendo sulla tua vita.
Da qui può iniziare un lavoro orientato a recuperare ciò che per te havalore.
Le relazioni.
Il lavoro.
Lo studio.
La famiglia.
La cura di te stesso.
La libertà.
La crescita personale.
Le esperienze che hai smesso di fare.
L'obiettivo non è costruire una vita senza dolore.
È costruire una vita che abbia significato anche quando il dolore,l'incertezza o le emozioni difficili fanno parte dell'esperienza.
Può essere utile rivolgersi a uno psicologo quando senti che:
· il disagio persiste e non riesci a gestirlo da solo;
· ansia,tristezza o paura interferiscono con la tua quotidianità;
· hai iniziato a evitare situazioni o attività importanti;
· i pensieri occupano gran parte del tuo tempo;
· fai fatica a mantenere relazioni o impegni;
· senti di non essere più la persona che eri;
· continui a utilizzare strategie che ti danno sollievo nell'immediato ma che nel tempo sembrano restringere sempre di più la tua vita.
Non è necessario aspettare che la sofferenza diventi insostenibile per chiedere aiuto. Chiedere un supporto psicologico può essere anche un modo per comprendere meglio ciò che sta accadendo e interrompere quei meccanismi che stanno progressivamente limitando la tua vita.
Se stai attraversando un periodo di difficoltà e senti che ciò che staivivendo sta occupando troppo spazio nella tua vita, possiamo parlarne.
Un primo colloquio può essere l'occasione per comprendere meglio la tuaesperienza, individuare ciò che mantiene il disagio e valutare insieme se unpercorso psicologico può essere utile per te.
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