

Può capitare di avere pensieri strani, preoccupanti o indesiderati. A voltepossiamo cercare rassicurazioni, controllare qualcosa più volte o ripetere uncomportamento per sentirci più tranquilli.
Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), però, questi pensieri ecomportamenti possono diventare così frequenti e coinvolgenti da occupare moltotempo e interferire con la vita quotidiana.
Sono il Dott. Salvatore Torregrossa, psicologo psicoterapeuta aCaltanissetta e San Cataldo, e mi occupo anche di difficoltà legate all'ansia e al disturbo ossessivo-compulsivo, attraverso un approccio basato sulla Terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy).
Il DOC è caratterizzato principalmente dalla presenza di ossessionie compulsioni.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrentie indesiderati che possono generare ansia, paura, disgusto, senso di colpa o una forte sensazione di dubbio e incertezza.
Le compulsioni, invece, sono comportamenti o azioni mentali che la persona sente di dover mettere in atto per ridurre l'ansia, controllare una situazione o ottenere la sensazione che tutto sia “a posto”. Il problema è che il sollievo ottenuto dalla compulsione tende a essere solo temporaneo.
Le ossessioni possono riguardare, tra le altre cose:
· paura di contaminarsi o di contaminare gli altri;
· timore di aver commesso un errore o di poter causare un danno;
· paura di perdere il controllo o di fare qualcosa di terribile;
· dubbi continui sulle proprie azioni o responsabilità;
· bisogno di ordine, simmetria o perfezione;
· pensieri intrusivi legati alla sessualità, alla religione, all'aggressività o alle relazioni;
· dubbi persistenti che richiedono continue verifiche o rassicurazioni.
Le compulsioni possono invece consistere nel:
· lavarsi o pulire ripetutamente;
· controllare più volte porte, gas, elettrodomestici o altre situazioni;
· chiedere continuamente rassicurazioni;
· ripetere mentalmente parole, frasi o immagini;
· cercare di neutralizzare un pensiero con un altro pensiero;
· evitare persone, situazioni o oggetti considerati pericolosi;
· ripercorrere mentalmente ciò che è successo per verificare di non aver commesso errori.
È importante ricordare che avere un pensiero non significa volerlo,approvarlo o che quel pensiero si realizzerà.
Una delle esperienze più comuni nel DOC è la difficoltà a tollerare ildubbio e l'incertezza.
“E se avessi contaminato qualcuno?”
“E se avessi fatto del male a qualcuno senza accorgermene?”
“E se non fossi sicuro di aver controllato?”
“E se quel pensiero significasse qualcosa su di me?”
La mente cerca una risposta definitiva. Si controlla, si analizza, si chiedeconferma, si cerca di ricordare con precisione ciò che è accaduto.
Ma spesso la risposta ottenuta non è mai abbastanza.
Il dubbio ritorna e con esso torna il bisogno di controllare.
In molti casi si crea un circolo che può mantenere il problema:
Pensiero o dubbio → ansia → controllo o compulsione → sollievomomentaneo → nuovo dubbio
La compulsione può quindi sembrare una soluzione, perché nell'immediatopermette di sentirsi meglio.
Nel tempo, però, può rafforzare l'idea che quel pensiero sia pericoloso e che sia necessario controllare, evitare o neutralizzare per poter stare tranquilli. È così che il ciclo può diventare sempre più automatico e condizionare la quotidianità.
Una caratteristica importante del DOC è che alcuni pensieri vengono vissuticome particolarmente significativi.
Un pensiero può essere interpretato come una prova, un segnale di pericolo oqualcosa che deve essere necessariamente controllato.
In questi casi può diventare difficile distinguere tra:
“Sto avendo questo pensiero”
e
“Se penso questa cosa, allora potrebbe essere vera, importante opericolosa.”
La mente cerca continuamente di eliminare il dubbio e ottenere certezza.
Ma più si cerca di ottenere la certezza assoluta, più il dubbio può tornare.
Il DOC può portare a sentirsi responsabili dei propri pensieri, a vergognarsi di ciò che passa per la mente o a chiedersi continuamente che cosa quei pensieri dicano della propria persona.
I pensieri intrusivi, però, possono comparire senza rappresentare i nostri desideri, le nostre intenzioni o i nostri valori.
Il fatto che un pensiero sia presente nella mente non significa chedebba essere analizzato, risolto o eliminato.
La Terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy) lavora sul rapporto che la persona ha con i propri pensieri, emozioni e sensazioni, piuttosto che sull'obiettivo di eliminare ogni esperienza spiacevole.
Nel DOC questo può significare imparare, gradualmente, a:
· riconoscerei pensieri come eventi mentali e non come fatti;
· ridurrela necessità di controllare o neutralizzare ogni dubbio;
· sviluppare una maggiore capacità di tollerare l'incertezza;
· distinguere ciò che la mente suggerisce da ciò che è realmente importante per la propria vita;
· smettere di organizzare la propria quotidianità intorno alla necessità di sentirsi completamente al sicuro;
· tornare a investire tempo ed energie nelle attività, nelle relazioni e nei valori personali.
Un concetto centrale dell'ACT è la defusione cognitiva: imparare a osservare un pensiero senza essere automaticamente trascinati dentro di esso.
Non si tratta quindi di convincersi che un pensiero sia falso o disostituirlo con un pensiero positivo.
Si tratta di poter dire, per esempio:
“Sto avendo il pensiero che potrebbe succedere qualcosa.”
invece di dover necessariamente concludere:
“Devo capire se questo pensiero è vero e fare qualcosa per eliminare il rischio.”
Questo cambiamento può permettere di recuperare progressivamente maggiore libertà nelle proprie scelte.
Quando il DOC occupa molto spazio, può sembrare che l'unico modo per stare meglio sia riuscire finalmente a ottenere la certezza di cui si ha bisogno. Spesso, però, il percorso terapeutico porta in una direzione diversa: imparare a vivere anche in presenza di dubbi, pensieri ed emozioni difficili, senza lasciare che siano loro a determinare ogni comportamento.
L'obiettivo non è avere una mente che non produce più pensieri indesiderati.
È poter scegliere come vivere anche quando quei pensieri si presentano.
Può essere utile rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta quando pensieri,dubbi, controlli o comportamenti ripetitivi:
· occupano molto tempo durante la giornata;
· provocano ansia o sofferenza significativa;
· interferiscono con il lavoro o lo studio;
· limitano le relazioni o la vita sociale;
· portano a evitare situazioni o persone;
· rendono difficile concentrarsi su ciò che si vorrebbe realmente fare;
· fanno sentire continuamente in balia dei propri pensieri.
Non è necessario aspettare che il problema diventi insostenibile perchiedere aiuto.
Se senti che il DOC sta occupando uno spazio sempre più grande nella tuavita, possiamo parlarne e capire insieme se e come un percorso psicoterapeuticopuò aiutarti.
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