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Ansia e ipocondria ai tempi del Coronovirus.

Il contesto di emergenza

 

Con l’emergenza Corona virus sono aumentate a dismisura le forme di disagio e sofferenza emotiva della popolazione sottoposta alle misure di isolamento e quarantena. Non disponiamo ancora di sufficienti dati per poter realizzare un quadro accurato dell’impatto che l’emergenza coronavirus sta avendo sulla popolazione generale, soprattutto dal punto di vista psicofisico. L’ordine degli psicologi italiani ha reso pubblici i dati di una recente ricerca dell’ Istituto Piepoli, descrivendo, anche se parzialmente e non a lungo termine, i primi effetti sulla salute e sulla qualità della vita della comunità colpita:

 

7 italiani su 10 manifestano disagio psicologico, soprattutto tra le donne e le persone comprese tra i 35 ed i 54 anni di età. Il42% degli italiani lamentano problemi di ansia, il 24% disturbi del sonno; il22% irritabilità; il 18% umore depresso; il 14% problemi e conflitti relazionali; il 10% problemi alimentari; e solo il 28% dice di non aver nessun problema o disagio.

 

Il quadro è allarmante soprattutto se si considera che solo una piccola percentuale di italiani ha la possibilità di intervenire efficacemente per ripristinare una condizione di benessere. Le limitazioni impongono restrizioni negli spostamenti e la psicoterapia online non ha ancora avuto uno sviluppo adeguato in base al bisogno reale della popolazione. Alla luce di queste difficoltà, in presenza di scarsa disponibilità di servizi alla persona, è possibile che emergano specifiche condotte disfunzionali e la conseguente sofferenza psicologica. Alcuni disturbi d’ansia, come per esempio il disturbo ipocondriaco e quello ossessivo compulsivo, trovano una naturale espressione in contesti simili: vademecum e regole, contagi, morti, condotte di sanificazione ed igiene, monitoraggio dei sintomi e delle manifestazioni fisiologiche (febbre, respirazione, etc) sono solo alcuni dei fattori con cui siamo chiamanti a fare i conti, ma non sempre disponiamo di adeguate risorse per farvi fronte senza cadere nel rischio sviluppare condotte estremamente rigide e inflessibili, alla base delle più comuni forme di sofferenza psicologica.

 

Ipocondria e disturbi d’ansia

 

Il termine ipocondria  deriva dal greco antico ed è la combinazione dei termini upò, "sotto", e condrìon, che vuol dire "cartilagine" (si riteneva, infatti, che coloro che soffrivano di questa ansia costante per le proprie condizioni fisiche, avessero qualcosa che non andava sotto la fascia addominale, e quindi "sotto la cartilagine"). Si caratterizzata per la tendenza rigida e inflessibile ad interpretare erroneamente segni e sintomi fisici come segnali di una grave patologia, senza che un’adeguata valutazione medica giustifichi tali timori.Tale condizione colpisce circa il 5% della popolazione ed ha effetti estremamente invalidante su quasi tutti gli aspetti della vita dell’individuo che ne soffre.Alla base vi è un atteggiamento naturale delle nostre menti che guida l’intero repertorio comportamentale. Quando viviamo condizioni di forte stress diventiamo vulnerabili ai nostri pensieri ed ai loro contenuti verbali. È come se facessimo più fatica a distinguere un pensiero dalla realtà, ciò che esiste nella nostra mente da ciò che realmente accade fuori da noi. Questo processo prende il nome di fusione cognitiva e descrive un processo per cui, a volte, rimaniamo intrappolati in pensieri e contenuti poco utili della nostra mente, soprattutto quando agiamo guidati da questi stessi pensieri.

 

La fusione cognitiva è comune a tutti gli esseri umani e ci è spesso d’aiuto:

 

- Pensare “Il fuoco brucia ed è pericoloso” è un pensiero utile quando ci troviamo in prossimità di un incendio, essere agganciati da questo pensiero ci permette di agire un’azione di fuga e salvarci la vita;

 

- Pensare “Il fuoco brucia ed è pericoloso” poco prima di cucinare un piatto di pasta potrebbe non essere utile se ne veniamo agganciati in modo rigido, perché potremmo fare fatica ad accendere il fuoco del fornello e quindi a consumare il nostro pasto;

 

Quando sviluppiamo pensieri circa la nostra salute e il significato (spesso catastrofico e amplificato) di certi segni e caratteristiche del nostro corpo vi rimaniamo spesso incastrati o “fusi”, sviluppiamo una forte sintomatologia ansiosa “come se” ciò che sto pensando possa esistere o accadere realmente.

Provate ad immaginare il pensiero che il lampadario o il tetto sopra la vostra testa possa cadervi addosso in questo istante e ad immaginare che questo pensiero sia vero, cosa accadrebbe dentro di voi? Se immaginassi la stessa cosa proverei all’istante paura e tensione, e finirei per cercare riparo in un luogo sicuro. Questo processo di fusione, naturale negli esseri umani (assente negli animali perché privi del linguaggio e quindi del pensiero) genera intensi vissuti ai quali reagiamo di solito mettendo in pratica una serie di scelte ed azioni che hanno l’obiettivo di metterci al sicuro e lontano dalle sensazioni intense e dolorose. A chi piace soffrire? Il nostro cervello è stato programmato, durante milioni di anni di evoluzione, ad allontanarsi da tutto ciò che produce dolore e sofferenza, è vantaggioso perché spesso dove c’è dolore la nostra vita è a rischio. Spesso però fuggiamo da situazioni e circostanze che non sono pericolose, se non nella nostra mente.

 

Queste strategie di evitamento e fuga ci regalano un po’ di sollievo nell’ immediato ma ci impediscono di sperimentare la reale entità del problema che abbiamo immaginato. Alcune di queste strategie, oltre che mantenere lo stato di fusione con i pensieri che continueranno ad esistere nella nostra mente, hanno un effetto altamente invalidante su tutte le aree della nostra vita, rendono difficile svolgere qualsiasi attività, e allo stesso tempo facciamo fatica a rinunciarvi:

 

-          Controlli e manovre fisiche, utilizzate per monitorare parametri fisiologici e segni di una possibile malattia. Palpazione del corpo in punti specifici, monitoraggio dei parametri fisiologici e della qualità di elementi quali feci e urine, colorito della pelle o del cuoio capelluto, eruzioni cutanee e gonfiori, dolori diffusi in punti specifici del corpo: braccio sinistro, petto, testa, ascella, le zone maggiormente monitorate, soprattutto perché punti in cui è convenzione presentare segni rispettivamente infarto, tumore, linfonodi gonfi e quindi tumore.

 

-          Ricerca di rassicurazioni e consigli. Ricerca di rassicurazioni rispetto al proprio stato di salute per gestire la sintomatologia ansiosa che accompagna inevitabilmente questi momenti: i motori di ricerca offrono l’accesso immediato e rapido ad una quantità di informazioni e riferimenti estremamente vasta ma allo stesso tempo priva di filtri e del minimo criterio di affidabilità. Questa circostanza, oltre a contribuire al mantenimento del problema (mediante un complesso processo di rinforzo definito rinforzo negativo della sintomatologia)ci espone ad informazioni che non riguardano il nostro caso e la nostra storia clinica promuovendo la comparsa di ulteriori paure e disagio;

 

 Cosa possiamo fare, alcuni consigli utili.

ESTREMAMENTE IMPORTANTE

Premetto che ogni intervento, soprattutto in funzione di specifiche forme di sofferenza emotiva, anche lieve, deve essere eseguito da uno psicologo specialista in psicoterapia, che sappia gestire e fronteggiare tutte le possibili sfaccettature e complicanze legate al disturbo. Ogni manifestazione di segni e sintomi, riconducibili a possibili patologie, inoltre, deve sempre essere affrontata prima di tutto nel contesto sanitario, con la collaborazione del vostro medico di fiducia. Solo dopo aver ricevuto adeguata consulenza medica, e quando questa avrà confermato la presenza di un quadro psicologico prevalente e in assenza di urgenze mediche, potremo adottare le strategie d' intervento psicologico. Nella sfera della salute mentale, come in ogni campo, non è utile improvvisarsi, la salute è un bene estremamente prezioso.

Torniamo ai consigli per gestire gli stati d'ansia che limitano il nostro benessere. Potrebbe sembrare scontato, ma per la nostra mente non lo è: provare dolore e sofferenza è normale, lo è nella vita di tutti i giorni e lo è a maggior ragione in questo periodo di emergenza. È normale che la nostra mente produca continuamente idee di pericolo, giudizi negativi e catastrofici sulla realtà che stiamo vivendo e sulla vita in genere. Questo atteggiamento non può essere cambiato a nostro piacimento, non possiamo sbarazzarci dei pensieri che ci fanno stare male, nessuno può farlo, ma abbiamo disposizione qualcosa di ancora più efficace: la scelta di fare altro, di agire in modo diverso da come sembrano suggerirci la nostra mente e le nostre sensazioni.

Perchè sarebbe utile non dare ascolto alla nostra mente?

Quando agiamo guidati dalla nostra mente, quando cerchiamo di sbarazzarci dei pensieri che ci fanno stare male, essi si ingigantiscono e diviene ancora più difficile sostenere il peso di tutto ciò ed agire in direzione dei nostri obiettivi. Non facciamo altro che dare forza ai nostri pensieri, alle nostre paure. È come se girassimo una manovella con cui ricarichiamo l’energia di ciò che ci fa soffrire. Immaginate di avere un giardino con dei fiori meravigliosi; in primavera è probabile che nascano e crescano numerose piante indesiderate, erbacce urticanti e fastidiose. Cosa succederebbe se iniziassimo ad innaffiare quelle erbacce al posto dei nostri fiori?

Nei momenti di ansia, tristezza e quando entriamo in contatto con qualsiasi cosa la nostra mente scelga di farci provare, possiamo dare importanza anche a ciò che conta e che è disponibile nelle nostre vite, anche tra le mura di casa. Abbiamo avuto, e continueremo ad avere, l’opportunità di dare valore alle piccole spesso trascurate: al panorama che si può scorgere da una finestra di casa, al silenzio delle strade, alla compagnia delle persone con cui condividiamo questo periodo, al libro che non abbiamo mai iniziato, a quella ricetta che avremmo sempre voluto provare, a quel cassetto rotto o a quella serie che non abbiamo mai iniziato perché non avevamo tempo.

Le rassicurazioni sono l'alimento principale alla base dei disturbi ansiosi: esse ci regalano un brevissimo sollievo ma ci rendono prigionieri, schiavi delle nostre paure. Quando avrete voglia o bisogno di essere rassicurati, ricordate che nulla (pensieri o sensazioni) potrà mai obbligarvi ad agire in quel modo. Può essere utile provare a ridurre o rimandare nel tempo tutte le rassicurazioni che agiamo quotidianamente, anche di mezz'ora o qualche ora, questo alzerà i livelli di sensazioni e sofferenza, ma avrete anche intrapreso la strada giusta per allentare il potere che in passato avete concesso ai vostri pensieri. A poco a poco capirete che esiste un'alternativa, che potete anche fare a meno della rassicurazione o del controllo. Non sarà semplice, ma non dovrà necessariamente esserlo, è sufficiente che sia importante, per voi. Questo vi permetterà di costruire un repertorio di scelte e atteggiamenti nuovi e più funzionali al vostro benessere, alla vostra vita.

Abbiamo tempo, esso ha il valore che noi scegliamo di dargli. Possiamo in ogni istante fare un passo verso un’illusoria sicurezza, al riparo da sensazioni fastidiose, ma perdendo di vista tutto il resto che di importante è disponibile, rischiando di impoverire le nostre vite. Oppure possiamo scegliere di fare un balzo verso la crescita personale, verso l’opportunità del cambiamento. Non serve cambiare qualcosa dentro di noi, non serve che sensazioni e pensieri cessino di esistere, è sufficiente scegliere di agire in modo diverso da come vorrebbe la nostra mente. Sarà difficile, contateci, ma ne sarà valsa la pensa, le cose importanti della vita hanno un costo ma allo stesso tempo una rilevanza tale per cui vale anche la pena anche soffrire quando proviamo a raggiungerle.

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