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Psicologo a Caltanissetta? Il dott. Salvatore Torregrossa, specialista in psicoterapia cognitivo comportamentale e mindfulness.

Psicologo a Caltanissetta? Il dott. Salvatore Torregrossa, specialista in psicoterapia cognitivo comportamentale.

Anche a San Cataldo (Caltanissetta) è disponibile un servizio di psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale, attualmente uno standard di eccellenza per il trattamento delle più comuni forme di sofferenza psicologica e disagio emotivo. Il dott. Salvatore Torregrossa, psicologo psicoterapeuta cognitivo comportamentale, esercita il modello di terapia che attualmente è indicato come trattamento preferenziale per i più diffusi disturbi psicologici:

-       Disturbi d’ansia: disturbo da attacco di panico, disturbo ossessivo compulsivo, fobie;

-       Disturbi depressivi: depressione maggiore, disturbo bipolare dell’ umore;

-       Disturbi alimentari: anoressia, bulimia, binge eating disorder;

-       Dipendenze: gioco d’azzardo patologico, sex addiction, internet addiction;

-       Disturbi di personalità: Psicosi, disturbo dipendente, disturbi narcisistico di personalità;

-       Disturbi correlati al dolore cronico: fibromialgia, acufene, etc.

 

Cos’ è la psicoterapia?

La psicoterapia è una pratica terapeutica della psicologia clinica, svolta da uno psicoterapeuta (psicologo o medico, adeguatamente specializzato), che si occupa del trattamento dei disturbi psicopatologici che causano disagio e sofferenza alla persona che ne fa esperienza nel corso della propria vita. Lo psicoterapeuta può essere sia uno psicologo che un medico psichiatra, entrambi devono svolgere un periodo di specializzazione quinquennale al termine del proprio percorso di studi. La specializzazione in psicoterapia fornisce al professionista gli strumenti e le competenze utili per lo svolgimento della professione.

Quali differenza tra psichiatra e psicoterapeuta?

Esistono numerose differenze tra questi due professionisti, prima su tutte la formazione: lo psicologo ha conseguito la laurea in Psicologia e  superato l’esame di Stato che ne consente l’iscrizione ad un albo regionale, garantendone i requisiti necessari allo svolgimento della professione; lo psichiatra è laureato in medicina e Chirurgia e ha conseguita la specializzazione in psichiatria. Pur provenendo da formazioni differenti ed esercitando attività diverse, medico e psicologo lavorano in favore della medesima problematica, ma lo fanno con metodiche e strumenti diversi: lo psichiatra interviene in favore del disagio emotivo a partire dagli scompensi chimici e fisiologici del cervelli e le ristabilisce la funzionalità prescrivendo prevalentemente terapie farmacologiche, il suo intervento, inoltre, si riduce in uno o pochi altri incontri successivi; lo psicologo, conseguita la specializzazione in psicoterapia, agisce prevalentemente sul repertorio cognitivo comportamentale che causano disagio e ne cura  il trattamento attraverso tecniche verbali e comportamentali, il suo intervento è inoltre più accurato e duraturo ed abbraccia tutti gli aspetti di vita dell’individuo che hanno svolto un ruolo rilevante nell’insorgenza e mantenimento del disturbo.

Quali differenze tra psicologo e psicoterapeuta?

Lo psicologo è un professionista completo che ha conseguito la laurea quinquennale in psicologia. Il suo ruolo e la sua funzione sono strategici nell’intero panorama socio-economico e sanitario. Lo psicologo attua interventi di prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione, sostegno, sperimentazione, ricerca, didattica ed il suo ruolo è indispensabile. Lo psicologo che ha acquisito una specializzazione in psicoterapia può, in aggiunta, svolgere e strutturare percorsi terapeutici che intervengano specificatamente sulle dimensioni cliniche del disturbo, facendo uso degli strumenti e degli approcci acquisiti nel corso della specializzazione post laurea. Lo psicologo, a differenza dello Psicoterapeuta, può svolgere esclusivamente attività che non intervengano in modo strutturato sul nucleo patologico della persona e quindi non può utilizzare tutti quegli strumenti e strategie che sono propri della psicoterapia. Questa differenziazione è regolamentata e garantita dall’articolo 1. del codice deontologico degli psicologi italiani:

Articolo 1.Definizione della professione di psicologo La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione- riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.  

La psicoterapia indica l’insieme degli interventi perla cura e il trattamento della sofferenza emotiva e agisce in favore dell’ ampliamento dei repertori comportamentali attraverso specifici momenti e contesti propri della psicoterapia.

Come scegliere efficacemente una psicoterapia?

La   scelta   di   una  psicoterapia   deve   tenere   in   considerazione  alcuni   punti specifici:

- Modello terapeutico. La scelta della terapia deve comunque tenere in considerazione   gli   stessi   principi  che   utilizzeremo   nella   scelta   di   una terapia in studio: l’efficacia del modello in primis. L’approccio cognitivo comportamentale   rappresenta   uno   standard   di  eccellenza   per il trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici, si tratta di un approccio evidence based. (basato sulle evidenze)e ciò ne garantisce il criterio di scientificità e quindi l’efficacia rispetto ai problemi trattati, con risultati pari, se non superiori, alle terapie farmacologiche;

- Referenze   del   professionista :  Il   professionista   è   tenuto   a   fornire elementi utili a verificarne le referenze, tra questi è importante il numero di iscrizione all’albo degli psicologi della regione in cui esercita, il titolo attraverso cui il professionista eroga la propria prestazione, se psicologo o psicoterapeuta con specifica specializzazione; gli istituti o enti presso i quali il professionista ha svolto la propria formazione e le specializzazioni successive. Il dott. Salvatore Torregrossa, è regolarmente iscritto all'albo degli psicologi della regione Sicilia con matricola nr. 5235;

- Formazione   e   curriculum   vitae.  Il   contesto   psicoterapeutico   è   un contesto  in   continua   evoluzione   e   cambiamento.  Uno   psicologo competente   è   quel   professionista  che   si   aggiorna,   partecipando   a convegni,  workshop   e   ogni   altra   possibile  esperienza   formativa   che permetta   l’aggiornamento   e  l’acquisizione   di   nuove   e   più  funzionali competenze e conoscenze;

- Chiarezza   nelle   modalità   di  svolgimento   della   terapia.   Chiara definizione  delle   modalità   con   cui   avverranno   gli  incontri   e   l’intera sessione di psicoterapia, quali software o applicazioni saranno utilizzate, in   che   modo   i  dati   verranno   trattati,  la   possibilità   di  sottoscrivere   un contratto   terapeutico,   le  modalità   di   pagamento   e   fatturazione   e  la possibilità di disporre di alternative in base alle esigenze della persona che svolgerà la terapia,

- La possibilità di disporre di un ambiente confortevole e funzionale allo svolgimento delle sedute oltre che al rispetto di aspetti importanti come la privacy, e la sicurezza. Il dott. Salvatore Torregrossa opera all'interno del suo studio di Via Babbaurra 159, a San Cataldo. Lo studio è personale e non vi operano altri professionisti, garantendo quindi il massimo livello di privacy e accessiblità. Dispone di servizi igienici e opera nel massimo rispetto delle norme anti Covid.

Caratteristiche e svolgimento della psicoterapia.

Il modello cognitivo comportamentale

La scelta della scuola di specializzazione rappresenta un aspetto rilevante che avrà delle profonde ripercussioni su molteplici aspetti legati alla professione dello psicologo, futuro psicoterapeuta: modello teorico per la spiegazione e interpretazione del disagio psicologico, strumenti di valutazione e test, tecniche terapeutiche, gestione del lavoro in studio, fino ad approcci più sottili come le modalità di gestione del primo contatto, gli arredi e la disposizione delle poltrone in studio. Questi aspetti concorrono in maniera congiunta ad un fine condiviso: l’efficacia del trattamento. L’efficacia di un intervento terapeutico è garantita da rigorosi protocolli scientifici che attribuiscono al tipo di trattamento, e quindi ad un modello, il carattere di scientificità e l’appellativo “evidence based”.Non tutti i modelli terapeutici soddisfano gli standard di scientificità, e ciò rappresenta un valido strumento a disposizione della comunità per individuare quali approcci sono in grado di agire efficacemente e quali, al contrario, non garantiscono risultati efficaci e duraturi nel tempo. Il modello cognitivo comportamentale (CBT) rappresenta oggi, e da più di 20 anni, uno standard di eccellenza nel trattamento non farmacologico delle principali forme di sofferenza psicologica (Otte, 2016). L’approccio cognitivo comportamentale(CBT), è indicato come trattamento di prima scelta (Practice Guideline;Guideline Watch, Cochrane Data Base of Systematic Reviews, Evidence-based MentalHealth) per un ampio numero di disturbi e patologie. La sua efficacia è stata dimostrata essere pari o superiore, in alcune circostanze, alla stessa terapia farmacologica, soprattutto se si prendono a riferimento, per valutarne l’efficacia, elementi quali durata, ricadute e solidità dei risultati nel tempo. Nonostante la disponibilità di un gran numero di evidenze scientifiche nel campo della psicologia (evidence based therapy, EBT), l’ampia e vasta offerta di modelli e approcci clinici rappresenta il più grave limite di questa disciplina. Nel disturbo da   attacco di panico si registrano netti miglioramenti e la risoluzione completa dei sintomi nel 78% dei casi (Öst,2008), con indici elevati di stabilità nel tempo (Norton e Price, 2007). Il disturbo da Ansia Sociale presenta una remissione significativa nel 76% dei pazienti(Öst, 2008, Norton & Price, 2007). Risultati medesimi si riscontrano nel disturbo Ossessivo Compulsivo (Otto et al., 2004, Abramowitz, 1997; van Balkomet al., 1994; Ougrin 2011) nel disturbo d’Ansia Generalizzata (Deacon &Abramowitz, 2004) e disturbo depressivo maggiore MDD (Gratzer & Goldbloom,2016). Gli stessi risultati sono stati riconfermati da una review condotta daChristian Otte (Otte, 2016) e recentemente da un lavoro di un gruppo di ricercatori (David, Cristea e Hofmann 2018) i quali non solo hanno confermatolo status di Gold standard (trattamento   d’eccellenza) per il trattamento dei principali disturbi psicologici ma forniscono soprattutto le motivazioni che oggi rendono l’approccio CBT lo standard di eccellenza nel campo delle terapie psicologiche.  La  più recente evoluzione dell’ approccio cognitivo comportamentale trova espressione nei modelli di terza generazione, tra questi l’  ACT, Acceptance and Commitment Therapy è attualmente lo standard di efficienza più elevato ed   efficace. In sintesi, si tratta di un approccio terapeutico "evidence based", la cui efficacia è dimostrata e garantita da numerose ricerche internazionali.   Centrale,  nelle   dinamiche   che determinano la nascita del disagio e della sofferenza emotiva, è il rapporto che gli individui sviluppano nei confronti dei loro pensieri:

“Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose.” Epitteto.

Pensare che qualcosa andrà male, che potremmo sperimentare sensazioni fastidiose o dolorose, è sufficiente perché gli uomini mettano in atto tutta una serie di strategie mentali e comportamentali per gestire il pericolo nel modo migliore. Purtroppo, le probabilità che quelle circostanze e quei pericoli si realizzino sono basse, e qualora si realizzassero non sarebbe accaduto di certo per il fatto di averle pensate.Questa condizione clinica prende il nome di “fusione cognitiva”,descrive un atteggiamento comune a tutti gli esseri umani, ed è una caratteristica intrinseca alle stesse proprietà del linguaggio umano. A partire da questo atteggiamento, e a seguire da altre caratteristiche dei pensieri e del pensare umano, (errori di ragionamento, ripetitività, intrusività e capacità di generare vissuti emotivi molto intensi cui fanno seguito strategie di controllo ed evitamento comportamentali) si generano le più comuni forme di sofferenza e psicopatologia umana. Caratteristica dell’approccio ACT, e di tutti gli approcci terapeutici di terza generazione, è quella di favorire la costruzione di un ampio e flessibile repertorio comportamentale e di un atteggiamento diverso nei confronti del nostro vissuto interno (pensieri,emozioni, sensazioni), piuttosto che puntare esclusivamente alla riduzione o eliminazione delle componenti emotive e fisiologiche che hanno prodotto il disagio. In tale ottica, l’ACT enfatizza il ruolo del linguaggio nel processo di origine e mantenimento della sofferenza psicologica e valorizza la mindfulness, svincolata dagli originali presupposti spirituali e religiosi, nel processo di costruzione di un repertorio di apertura e flessibilità all’ esperienza sensoriale. L’aspetto più direttamente legato al cambiamento comportamentale è legato a dimensioni quali i bisogni e i valori dell’individuo che vuole agire in prima persona tale cambiamento.  I risultati di questo approccio sono notevoli, si riscontrano risultati concreti fin dalle prime sedute ed una riduzione sostanziale della sintomatologia iniziale, favorendo repertori e atteggiamenti più funzionali agli scopi ed obiettivi della persona.

Il modello cognitivo comportamentale di terza generazione: acceptance and commitment therapy (ACT).

L’   ACT   rappresenta  oggi   l’evoluzione   naturale   del   tradizionale  approccio   cognitivo comportamentale.   Rientra   tra   le  forme   di   terapia   definite   della   terza  onda  cognitivo- comportamentale. E’ fondata sui principi dell'Applied Behavior Analysis (ABA) sui recenti studi sul comportamento governato da regole (Ruled Governed Behavior) e sulla Relational Frame Theory (RFT).  Da una parte applica e fa propri i principi del comportamentismo classico dell’ analisi   e   modificazione  del   comportamento,   dall’altra   contribuisce   ad  arricchire   questa impostazione   attraverso  l’integrazione   di   una   spiegazione   del  comportamento   umano elaborato dall’ RFT. Secondo tale corrente, alcuni processi di natura squisitamente verbale, e legata a processi mentali(pensieri, immagini, ricordi, sensazioni, emozioni), possono arrivare a condizionare le nostre risposte comportamentali, anche se riguardano aspetti e circostanza che l’individuo non ha mai sperimentato concretamente, aspetti futuri che non sono ancora accaduti e di cui non si ha la certezza possano accadere. La ricerca sperimentale alla base dell’approccio   ha  dimostrato   che   il   linguaggio può   trasformare  potenzialmente   qualsiasi evento (interno ed esterno) in una fonte di disagio e sofferenza in grado di condizionare le nostre scelte e comportamenti e quindi il nostro benessere.  Secondo la filosofia della scienza che sta alla base dell’ ACT, il   contestualismo funzionale ,nessun comportamento può essere compreso senza un’attenta analisi del contesto in cui si presenta. Con il termine contesto non si fa riferimento esclusivamente a quello fisico ed esterno (sociale, fisico, biologico, storico culturale) ma anche e soprattutto a quello interno all’individuo (pensieri, ricordi, condizioni e sensazioni fisiche, emozioni). Ad esempio, andare a lavoro in pantaloncini non ha lo stesso significato se il mio lavoro consiste nel distribuire bibite all’interno di un chiosco piuttosto che esser impiegato all’interno di un importante istituto finanziario. In questo caso è il contesto lavorativo a determinare il significato e la funzioni dei nostri comportamenti.Un  altro esempio può rendere ancora  più chiaro  il concetto. Immaginiamo di notare,  nel nostro petto, un’intensa tachicardia mista ad un leggero affanno. In quali dei contesti che sto per elencare questa sensazione fisica potrebbe suscitare maggiore allarme?

1. Abbiamo appena percorso una rampa di100 scalini e cerchiamo le chiavi per entrare in casa; 

2. Siamo sull’ascensore e all’ improvviso la ragazza dei nostro sogni chiede di aspettarla per salire con noi in ascensore; 

3. Siamo seduti sul divano e stiamo cercando di prendere sonno;

Potrei provare ad anticipare la vostra risposta ed avere successo con una grande probabilità, la numero 3.Quest’ultimo esempio permette di descrivere in modo ancora più concreto il ruolo del contesto nel determinare la funzione ed il significato di quanto accade attorno a noi, dentro di noi. Lo scopo dell’ Act non è quello di modificare o controllare l’esperienza interna della persona quanto favorire uno stato di flessibilità cognitiva , un atteggiamento mentale che favorisce  la   possibilità   di   agire   concretamente   in  linea   con   i   propri   valori   ed  obiettivi nonostante i vincoli della nostra mente, ossia l’insieme di strategie e atteggiamenti con cui ogni individuo tenta di esercitare un controllo attivo su tutto quello che ritiene difficile gestire (pensieri negativi sul futuro, emozioni intense, sensazioni, ricordi). La flessibilità cognitiva, finalità principale di un percorso di terapia ACT, mira ad allenare la capacità degli individui ad agire concretamente, in sintonia con i propri valori ed obiettivi, nei limiti di quanto il contesto esterno ci offre in quel preciso momento, valorizzando prevalentemente la dimensione del fare   anche   se  dentro   di   noi   sono   presenti   vissuti,  emozioni,   pensieri   diversi   da   come vorremmo, rinunciando in quel preciso momento ad agire ogni tentativo di controllo o di ​evitamento, lasciando piuttosto che tutto quello che emerge, momento per momento, possa anch’esso avere spazio nella nostra vita, non perchè sia bello soffrire o stare male ma perchè il dolore, la sofferenza, le caratteristiche non proprio piacevole di certe emozioni e sensazioni non sono nel nostro controllo ma fanno parte della vita, per noi così come per ogni altro essere umano al mondo. La flessibilità psicologica che persegue l’ ACT è frutto di un processo in cui il terapeuta “allena” la persona a sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti della propria esperienza interna  e lo fa attraverso   tecniche e processi specifici quali la mindfulness, metafore, storie ed esercizi esperienziali

La mindfulness è una tecnica dalla antiche radici orientali, negli anni è stata svincolata dai caratteri ed aspetti di natura religiosa che ne contraddistinguono le orgini e proposta in modo molto efficace nei contesti clinici di cura del disagio psicologico. Questa particolare tecnica guida la persona a prestare attenzione al contenuto della nostra mente, alle nostre sensazioni, alle   nostre  emozioni,   senza   esserne   catturato,   assumendo  invece   un   atteggiamento   più flessibile, curioso, che ci permetta di “stare” con quelle stesse sensazioni piuttosto che fuggire.Uno degli aspetti più rilevanti di questa pratica riguarda la capacità di dirigere, ampliare, o focalizzare consapevolmente l’attenzione non solo sui contenuti del nostro vissuto interno che ci creano disagio, questo è quello che per natura siamo tentati a fare, quanto piuttosto su tutto quello che è presente, sia esso un suono, un odore, il contatto con un tessuto. Attraverso tali tecniche si impara a guardare al proprio dolore, piuttosto che vedere il mondo attraverso di esso; si può comprendere che ci sono molte altre cose da fare nel momento presente, oltre a cercare di regolare i propri contenuti psicologici. 

In questo caso rispondiamo alla domanda: oltre a questo pensiero, oltre a questa sensazione, cos’altro è presente attorno a te? 

Allenando la pratica della  consapevolezza  e imparando a prestare attenzione a quello che emerge dalla nostra esperienza interna, momento dopo momento, la persona sviluppa una nuova e più funzionale capacità di gestione di qualsiasi aspetto e contenuto mentale che prima generava disagio e sofferenza. Non vuol dire cancellare I pensieri dalla nostra mente, nessuno mai potrà farlo, vuol dire piuttosto sviluppare un atteggiamento diverso nei confronti delle stesse cose. 

Così recitava Proust

“ Il vero viaggio discoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. 

Il contesto terapeutico, il setting.

Come per tutte le terapie, è estremamente importante che esse avvengano in un contesto specifico. Il contesto della terapia, detto anche setting (set-ing), è una variabile imprescindibile al lavoro terapeutico.Il termine  set comprende l’insieme degli aspetti visibili della terapia con cui paziente interagisce nel contesto terapeutico: durata e frequenza della terapia; il luogo in cui si svolgono le terapie e gli arredi al suo interno; nel caso di terapie online, il mezzo attraverso cui avviene il collegamento; il prezzo delle sedute; la voce ed ogni altro aspetto fisico del terapeuta; le tecniche, gli strumenti e il modello teorico che guida l’ agire dello psicologo. Quando questi elementi interagiscono con elementi astratti, quali la personalità del terapeuta, le sue strategie e ogni altro elemento astratto non direttamente percepibile, tra cui anche il disturbo e ​la personalità del paziente, esso genera il setting, ossia la cornice che fa da sfondo all’intero processo di terapia.

Il rapporto terapeutico

Lo psicoterapeuta, nel modello cognitivo comportamentale, è vicino all’immagine dell’allenatore. Accompagna la persona in un percorso grazie al quale vengono acquisite ed allenate specifiche strategie ed atteggiamenti, utili a facilitare il raggiungimento degli obiettivi personali e della possibilità di vivere la propria vita a contatto con i propri valori e principi. Il terapeuta funge da modello e sfrutta i principi comportamentali per promuovere efficacemente l’apprendimento di un repertorio più ampio rispetto a quello che ha prodotto e produce la sofferenza emotiva. Il lavoro in  terapia  viene  definito  empirismo collaborativo: il paziente non assume un ruolo passivo, non è un mero contenuto di concetti e istruzioni, piuttosto promuove esperienze che aiutino il soggetto a modificare il proprio atteggiamento nei confronti della propria esperienza interna e permettendo quindi l’acquisizione di un repertorio comportamentale più ampio ed efficace. Il terapeuta non giudica, non esprime opinioni personali, agisce nell’esclusivo obiettivo di promuovere il benessere dell’individuo, nel rispetto del diritto di privacy e riservatezza. Agisce in modo chiaro e provvede a sottoscrivere un contratto terapeutico in cui descrivere in modo chiaro e inequivocabile le caratteristiche dell’ intervento, le tecniche e la finalità, nonché le modalità di conservazione delle informazioni e dei dati sensibili personali del paziente.

Pagamenti e fatturazione

Il costo delle sedute è espressamente specificato all’interno del contratto terapeutico e il terapeuta ne darà comunicazione già al primo colloquio. Con l’attuazione delle nuove norme fiscali, la detraibilità delle spese socio sanitarie, tra le quali quelle sostenute per un percorso , deve avvenire utilizzando un metodo che ne possa garantire la tracciabilità (assegno, bonifico, pagamento tramite bancomat o carta prepagata). Il pagamento in contati è comunque possibile e da diritto alla relativa fattura fiscale, non permette però di accedere alla deducibilità della spesa. L’Agenzia delle Entrate ribadisce la detraibilità delle spese sostenute per le prestazioni rese da psicologi e psicoterapeuti per finalità terapeutiche. Le spese sono detraibili in quanto rientrano tra le spese sanitarie detraibili del quadro E del 730, e quindi tra le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19% superando la franchigia di 129,11 euro.

Svolgimento delle sedute

Le sedute hanno luogo presso lo studio dello psicologo, mentre nel caso della terapia online avvengono tramite collegamento digitale (skype, whatsapp, etc), sempre dallo studio del terapeuta. Ogni appuntamento ha durata di circa 50 minuti, gli appuntamenti avvengono dal lunedì al venerdì nelle ore pomeridiane, mentre il sabato è possibile usufruire di appuntamenti nelle ore mattutine.

Le fasi della terapia.

Questa modalità terapeutica prevede le medesime fasi e strategie della normale terapia in studio. E’ possibile individuare 4 fasi specifiche:

- Primo contatto e analisi della domanda;

- Assessment cognitivo comportamentale;

- Intervento terapeutico sulle dimensioni legate alla sofferenza;

- Conclusione della terapia e follow-up;

Primo contatto e analisi della domanda.

Il primo contatto, generalmente, avviene tramite semplice chiamata. Il terapeuta valuta le caratteristiche della richiesta d’aiuto, la congruenza della problematica presentata rispetto alle competenze e risorse dello psicoterapeuta. Valutata positivamente la presa in carico, viene sottoscritto il contratto terapeutico e fissato il primo appuntamento in studio.

Assessment cognitivo comportamentale.

Dopo il primo colloquio conoscitivo il terapeuta svolge una fase di assessment o raccolta informazioni. In questa fase sono rilevanti tutti gli aspetti cognitivo comportamentali, al fine di individuare i fattori di protettivi che mantengono il problema e quelli predisponenti e precipitanti che lo hanno innescato. Rilevante sarà anche la storia personale e le esperienze significative che la persona ha vissuto nel corso della propria vita.

Intervento terapeutico sulle dimensioni legate alla sofferenza.

Il terapeuta interviene sulle dimensioni legate al disagio attraverso tecniche esperienziali che favoriscono l’acquisizione di un nuovo repertorio comportamentale, più ampio e flessibile. Tra queste tecniche è centrale la mindfulness, un atteggiamento della mente attraverso cui impariamo a trattare i pensieri e le nostre sensazioni per quello che sono, nient’altro che un’esperienza sensoriale e facilitando la possibilità di entrare in contatto a pieno con il momento presente.

Conclusione della terapia e follow-up.

Al termine della sessione terapeutica ordinaria lo psicologo effettua incontri via via più distanti nel tempo. Successivamente all’ultimo incontro ordinario vengono realizzati incontri di follow-up a distanza di uno, tre e sei mesi.

 

 Contattami per un primo colloquio a San Cataldo (Caltanissetta).

Dott. Salvatore Torregrossa, Psicologo Psicoterapeuta.

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